Tradizione 
dal 1981 Tradizione
dal 1981

La storia della Festa di primavera

Sono i primi mesi del 1891 quando un gruppo di artigiani del paese decide di organizzare anche a Casola Valsenio, come in altri centri della Romagna, la Festa di Mezzaquaresima, detta anche della Segavecchia con l’intento di interrompere il grigiore della Quaresima anche se solo per un giorno. La festa di origine pagana prevede la fiera del bestiame, balli, giochi, la sfilata del carro della Vecchia e il corteo di carri accompagnati dal lancio di confetti e aranci. Alla sfilata pomeridiana partecipano, fin dai primi anni, carri di tipo carnevalesco inneggianti alla natura che sta per risvegliarsi o che annunciano e celebrano grandi eventi

Di anno in anno la Festa di Mezzaquaresima richiama in paese sempre più curiosi e diventa un “Carnevale in Quaresima” tanto che nel 1908, come accusano i socialisti del tempo, “è abolita per volontà del clero”. A questa festa è sostituita, a metà del mese di maggio, la Festa di Primavera che prevede un carro fiorito al posto della Vecchia con un corso pomeridiano di soli carri allegorici seri ideati dal maestro Pietro Cortesi. Sono carri che hanno come scopo quello di divertire ed educare e rappresentano eventi e idee attraverso figure plastiche immobili su strutture di legno, grigioli (o grisoli) e gesso, innalzate su carri agricoli romagnoli.

I grigiori sono le stuoie di cannarella che, diversamente dal prevalente uso che se ne fa oggi come superfici parasole, servivano per la soffittatura delle vecchie case, o per fare sottili tramezzi: applicate a sottili travicelle, con chiodi e fil di ferro (esattamente come avviene per la costruzione dei carri), venivano usate come superficie sulla quale spalmare il gesso.
La sfilata dei carri ha un gran successo ma non la festa tanto che il comitato organizzatore decide di ritornare alla Mezzaquaresima anche se, da quel momento, si caratterizza per la presenza di carri allegorici di pensiero e di meditazione che mettono in ombra quelli carnevaleschi e diventano il cuore della festa.

Negli anni che seguono i carri, che sfilano dal corpo bandistico, aumentano di numero e si diversificano in due filoni storici: da una parte i carri dei moderati illuminati che ricordano i fatti della storia e invitano a meditare sulle idee e sugli eventi solo con scopo celebrativo ed educativo; dall’altra i carri più marcatamente politici. Alcuni di questi sono realizzati da nascente movimento socialista a cui aderiscono soprattutto calzolai ed operai del paese che vedono i carri con un mezzo di comunicazione delle loro idee, grazie alle facili allegorie comprensibili anche da un pubblico in gran parte analfabeta qual è quello contadino che accorre in paese per la festa.

E’ in questo modo che, attorno alla costruzione dei carri, si raccolgono in gruppi coloro che condividono cultura e pensiero dell’ideatore del carro, creando anche quella rivalità tipica di ogni festa paesana. La prima guerra mondiale interrompe la Festa che riprende nella seconda metà degli anni Venti, quando il fascismo favorisce il recupero della cultura popolare e delle tradizioni del mondo agricolo.
Negli anni Trenta, però, i temi comuni a molti carri provoca un calo di rivalità tra le società costruttrici, ma non l’interesse della festa che nel 1935 raggiunge l’apice, grazie alle riprese televisive dell’Istituto Luce che diffonde nei cinematografi di tutta Italia le immagini di questo strano “Carnevale serio” di Casola Valsenio. E’ proprio di quegli anni un “Proclama di Messer Carnasciale per lo die di Mezza Quaresima” che annuncia una sfilata di carri simbolici e poi carri mascherati accompagnati dal lancio di stelle filanti e dolciumi ed infine un gran veglione mascherato.

La seconda guerra mondiale interrompe la tradizione della Festa che riprende nel 1949 assumendo anche il tono della riappacificazione, pur nella rivalità che continua ad accompagnare la costruzione dei carri. 
Passano gli anni e i “carri di pensiero” diventano sempre più grandi, assumendo forme più ardite e di grande effetto ma anche la società cambia e si lascia alle spalle abitudini e mentalità contadine per assumere quella di una nascente industrializzazione. Un mutamento che nel 1954 impone lo spostamento della data al giovedì di Mezzaquaresima alla domenica più vicina e nel traino, i buoi bardati lasciano il posto ai trattori.

Nel 1967, poi, esigenze turistiche impongono lo slittamento temporale alla fine di aprile, un periodo più favorevole dal punto di vista climatico, l’appuntamento da oggi in poi si chiamerà “Festa di Primavera” e da allora ancora il carro della Vecchia che la sera viene processata e bruciata, è preceduto dalla banda del paese e ancora sfilano i carri allegorici seri, ogni anno arricchiti di forme nuove, di allegorie sempre più raffinate, di costumi e colori ricercati e con dimensioni sempre più imponenti. 
I tre carri, come all’inizio del secolo, sono ancora costruiti da tre società che li realizzano con lo stesso materiale e ancora i figuranti in costume restano immobili in forme plastiche per tutto il tempo della sfilata. Ogni quadro vivente è una pagina di letteratura popolare che appare come un curioso discorso fatto alla piazza dai costruttori dei carri, attraverso la dimensione fisica dell’allegoria.
Come allora i costruttori dei carri lavorano gratuitamente per oltre un mese per la soddisfazione di un premio simbolico attribuito da una giuria formata da architetti, scultori, scrittori e giornalisti, per l’applauso della folla e, soprattutto, per l’affermazione dell’idea che esprimono con il carro e che rimane segreta fino alla presentazione in piazza.
I carri durano il tempo della sfilata perché, secondo tradizione, immediatamente dopo iniziano ad essere demoliti dai bambini e si dovrà aspettare un altro anno prima di rivedere altre opere d’arte della tradizione popolare, prendere vita, anche solo per un giorno.

Nel 2007 si è svolta la prima edizione di “Notte di Primavera”, con l’inedita sfilata notturna dei tre carri “di Festa e di Pensiero” della Festa di Primavera seguita al processo e rogo della Segavecchia. La sfilata dei carri è stata accompagnata da mangiafuoco e trampolieri e arricchita da giochi di luce e musiche personalizzate dalle stesse società costruttrici.
Dal 2008, al fine di aumentare l’eco comunicativo dell’evento, la Pro Loco casolana ha deciso di dare più spazio alla manifestazione aumentando da due a tre giorni la durata della festa.